Fine agosto 2025.
L’estate si ritira lentamente, lasciando dietro di sé temperature ancora alte, e una domanda che molti residenti si pongono: “Dopo il turismo, cosa resta?” A Mahdia, la risposta oggi è preoccupante: poco o nulla. Ma potrebbe essere diversa. Potrebbe essere un’opportunità.
Il sogno del residente straniero che svanisce
Negli anni 2000, Mahdia sembrava destinata a diventare una
meta per pensionati europei in cerca di sole, mare e basso costo della vita. Ma
oggi quel sogno si è spento. I dati sono chiari:
I francesi residenti nella regione sono diminuiti del 28% (Consolato di Sfax);
Gli italiani sono calati del 22% nello stesso periodo
(AIRE);
Anche tedeschi e scandinavi, un tempo presenti, stanno
abbandonando la città.
La causa? Non è solo la sicurezza o altro. È
soprattutto la crisi economica europea: pensioni ridotte, incertezza sul
futuro, e la consapevolezza che vivere all’estero richiede più di un clima
mite.
Eppure, mentre il mercato reale di questa immigrazione si restringe, le politiche locali continuano a trattare i pochi residenti stranieri come turisti. A Mahdia, il mercato immobiliare residenziale non esiste davvero: è solo un’estensione del turismo estivo. I proprietari non calcolano l’affitto in base al valore dell’immobile, alla domanda reale o al costo di gestione, ma su un’unica variabile: il potenziale guadagno in alta stagione. Un appartamento che in agosto può rendere 350–400 dinari al giorno (10.500–12.000 DT al mese) viene valutato come se quel reddito fosse "normale". Di conseguenza, un affitto annuale di 1.200–1.500 DT/mese non è visto come una speculazione, ma come un compromesso sicuro tra rischio stagionale e stabilità.
Affitti , servizi quotati al prezzo massimo, costi della vita che superano spesso quelli in Europa. Il risultato? Un paradosso: si punta su un mercato che non c’è più, mentre si allontanano proprio coloro che potrebbero contribuire a un’economia sostenibile.
Il costo dell’isolamento: trasporti inefficienti e
accessibilità ridotta
Uno dei maggiori freni allo sviluppo di Mahdia è la sua
scarsa accessibilità, nonostante la vicinanza geografica alla capitale. Il 90%
dei voli internazionali atterra a Tunisi-Cartagine, l’aeroporto principale del
Paese. Da lì, raggiungere Mahdia richiede 3-4 ore di viaggio: in autobus (linea
SNT, poco frequente), in taxi (costo medio di 180-220 dinari, circa 80-100
euro), o in treno (limitato, poco confortevole, senza collegamenti diretti).
Secondo un’indagine dell’Agence de Développement du Sud
(2014), il costo medio del trasferimento da Tunisi a Mahdia è il doppio
rispetto a quello da Tunisi a Sousse (1,5 ore) o a Hammamet (2 ore). Per un
turista o un espatriato, questo significa:
Più tempo perso;
Costi aggiuntivi già all’arrivo;
Minore attrattività rispetto a destinazioni più collegate.
Il risultato? Molti visitatori scelgono di non venire. Molti
residenti stranieri preferiscono basarsi a Sidi Bou Said o Hammamet, da cui è
più facile muoversi. E le imprese locali perdono opportunità di networking,
investimenti e turismo d’affari.
L’industria che fugge, il consumatore che paga
La dipendenza dal turismo stagionale ha effetti diretti
anche sull’economia locale. I costi dei servizi – pulizie, trasporti,
manutenzione – sono cresciuti a livelli insostenibili, superando spesso gli
stipendi medi nei settori produttivi.
Di conseguenza, le piccole industrie manifatturiere stanno
chiudendo o delocalizzando. Secondo la Banca Mondiale, la Tunisia ha perso il
17% della sua base industriale nel settore tessile e meccanico leggero dal 2011
al 2015. A Mahdia, molte fabbriche che un tempo davano lavoro oggi sono vuote.
Intanto, il mercato dei beni di consumo è dominato dal
rebranding: importare prodotti dalla Cina o dalla Turchia, metterci un marchio
locale e rivenderli al 50% in più. Il consumatore finale paga di più per
prodotti che si rompono presto e che non possono essere riparati – il 68% per
mancanza di pezzi di ricambio (Ufficio del Consumatore tunisino, 2015).
Banche lente, cambio opaco, fiducia che manca
Un altro freno allo sviluppo è il sistema bancario.
Trasferire euro in dinari può richiedere fino a 5 giorni lavorativi, con tassi
di cambio svantaggiosi e spread fino al 12%. Durante questo periodo, le banche
trattengono i fondi, speculando sulle oscillazioni di mercato – a danno del
cliente.
Confronto con il Marocco: a Essaouira, gli espatriati
possono aprire conti in euro, effettuare conversioni in tempo reale e accedere
a servizi digitali. In Tunisia, la burocrazia e il regime di cambio controllato
allontanano investitori e residenti di valore.
Conclusione: Restare o andare? Dipende da chi sei
Non c’è una risposta universale. Dipende da chi sei, da cosa
vuoi, da quanto sei disposto a sopportare.
Una città in transizione, ma verso dove?
Mahdia nel 2015 è una città in transizione. Ma non è chiaro
verso cosa.
Può diventare un luogo di vita sostenibile, lavoro remoto,
turismo culturale.
Oppure può rimanere una città stagionale, speculativa,
marginale.
Perché a volte, andare via non è una fuga, ma un atto di
coerenza.
E restare, non è resistenza, ma amore consapevole.
Tabella Comparativa: Costi reali di vita a Mahdia vs Tunisi
(2025)
Per espatriati / residenti stranieri – Stima mensile in
dinari tunisini (DT)
Contrariamente al mito del “basso costo della vita”, vivere
a Mahdia come espatriato non è più economico che a Tunisi, e certamente non lo
è rispetto a paesi come Portogallo, Spagna o Marocco.
Marco
